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quando la distanza diventa un peso...

#1 User is offline   Cristinaexpat 

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Posted 01 October 2009 - 11:10 AM

Premetto che questo argomento non ha nulla a che fare con il fatto che il paese di espatrio sia un luogo in cui si si trovi bene o male: è qualcosa che accade a prescindere dalla nostra felicità/infelicità in espatrio.

Nella vita raminga che facciamo capita di essere lontani quando eventi importanti nella vita dei nostri cari (familiari e amici) si verificano e noi siamo impossibilitati a prenderne parte.
Nascite e morti non aspettano e può succedere di non poter neppure partecipare a battesimi e funerali per vari motivi (troppi chilometri da percorrere magari con un figlio ammalato o una gravidanza in corso).
Quando l'evento è tragico, è più doloroso ed è anche più difficile rendersi conto del distacco materiale se non ci è possibile partecipare ai riti di saluto a un familiare o amico. Ma anche dover rinunciare agli eventi festosi provoca un senso di mancanza che lascia il segno nel corso del tempo, senza contare che a volte il non partecipare agli eventi festosi nella vita dei propri cari spesso può provocare un lontanissimo piccolo tarlo che si annida nei meandri del rapporto personale con le persone coinvolte. Infatti chi non espatria spesso non si rende conto e non capisce che sono tanti i motivi per cui non si può rientrare, tra cui la fatica fisica di un viaggio in momenti particolari della vita e non ultimo a volte l'aspetto economico (quanto costa il volo per tutta la famiglia!!!).

Poi ci sono quelle situazioni che ti mettono in crisi e ti creano mille sensi di colpa.
Faccio un esempio per tutti: un genitore anziano si ammala o viene operato d'urgenza. Tu sei lontana, magari con bambini piccoli al seguito, e non sai che fare: partire o non partire, iniziare a mettere in moto tutto l'ambaradan di attività per un rientro improvviso o attendere lo sviluppo degli eventi.
La tua presenza alla fin fine non è al momento strettamente necessaria in patria, ma sai bene che cosa significa avere intorno le persone che ami quando stai male, soprattutto se sei avanti negli anni, e quindi vorresti esserci per dare una mano o anche solo conforto. Inoltre vedere le cose di persona spesso aiuta a capirne meglio le reali implicazioni.
Allo stesso tempo ti rendi conto che 6000km sono tanti e non puoi lasciare i bambini..... se si fosse in Italia, o anche solo in Europa, sarebbe più facile partire per un weekend e rientrare velocemente.
Insomma vivi giornate all'insegna dell'ansia (ma chissà come vanno le cose) e in attesa di notizie, che speri siano attendibili (mai succeso che vi raccontassero le cose a fatti avvenuti per non farvi stare in pensiero? E' la cosa che temo di più ma che onestamente anch'io ho fatto in passato quando sapevo che alcuni eventi avrebbero agitato inutilmente i miei genitori).

Spesso non ci sono molte scelte sul "cosa fare": sono gli eventi stessi della vita che decidono per te e ti pongono di fronte a fatti compiuti o ad azioni obbligate. Ma come affrontare psicologicamente questi momenti ? Come gestire quotidianamente la propria ansia e quella dei propri cari? Come parlare a distanza con le persone coinvolte? Come ricucire i rapporti "minati" dalla tua assenza nei momenti cruciali della vita degli altri (ammesso che si debbano ricucire)?


... bella patata bollente questo topic, eh smile.gif ?


Cristinaexpat
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#2 User is offline   Cricchellina 

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Posted 01 October 2009 - 12:04 PM

Ti capisco e concordo con te. In questo momento mi sento anch'io tirata da tutte le parti: mia nonna sta male a Cremona, i miei suoceri fanno il 50° di matrimonio, tra poco ci sarà il battesimo del mio primo nipotino in Spagna... ed io a casa a fare delle cure che mi impediscono di muovermi. Mia sorella era venuta per stare con me per tre settimane, ma data la malattia di mia nonna stasera parte per l'Italia... insomma mi sembra di essere tagliata fuori dalla famiglia.
Mio nipote è nato il 15 di agosto e l'ho visto solo grazie a Facebook... spero di riuscire a conoscerlo a Natale.

A volte invidio alcune amiche d'infanzia sposate con qualcuno del paese, con genitori e suoceri a portata di voce: meno entusiasmante certo, una vita un po' più monotona, ma che comodità!

I sogni si realizzano; senza questa possibilità, la natura non c'inciterebbe a farne. - J. Updike

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#3 User is offline   selena 

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Posted 01 October 2009 - 01:31 PM

Condivido tutti questi sentimenti. Ormai facebook é diventato il mezzo per vedere come crescono i figli dei miei cugini, o sapere come stanno gli amici o cosa fanno. Il ché mi fa pensare a quanto poco so delle loro vite, e del poco che riesco a condividerle.
Mia nonna é stata operata 15 giorni fa, per fortuna son riuscita ad andare in Italia ai primi di settembre, quando ancora non sapevo niente, e almeno l'ho potuta vedere. Ma aspettare la telefonata, stare tutto il giorno in pena, per sapere che almeno l'operazione é andata bene....e poi comunque l'ansia continua.
Sapere che la tua famiglia non sa niente della vita che svolgi, né di dove vivi, che non capiranno mai la tua realtá, anche questo é pesante, perché puoi raccontarla, ma non sempre si capisce.
Questo di vivere in un paese straniero é duro appunto per tutti gli avventimenti, belli o brutti, che si devono perdere, avendo o no figli. A volte non c'è la possibilitá di muoversi per varie ragioni. E neppure si puó pensare di tornare in patria per ogni cosa, perché diciamolo, non é molto economico, anche vivendo a una distanza relativamente piccola come la mia, che comparata con altre destinazioni é niente. Io comunque mi ritrovo sempre a dover prendere 2 voli per andare a Venezia, e quindi perdo anche un giorno intero a far il viaggio (ho chiesto a varie compagnie che mi mettano un volo diretto da mallorca a venezia, o da málaga, ma niente, continuo a dover far scalo a barcelona laugh.gif ).

Questo é uno dei motivi per cui spesso mi chiedo perché vivo fuori dall'Italia....
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#4 User is offline   pinguino 

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Posted 01 October 2009 - 06:11 PM

a sentire i vostri racconti alle volte io mi sento un po' in difetto dato che non vivo lontanissimo dall'italia e sia in treno che in macchina in 3-4ore sono in italia dai parenti, pero' capisco benissimo quello che scrivete perchè in realta' non è la distanza a fare la differenza ma non vivere la quotidianita' con le persone a cui vogliamo bene.
Quando vivevo in italia, lavoro e impegni vari permettendo, partecipavo sempre alle feste familiari, ero sempre informata sui parenti etc..ora che sono all'estero in tutt'altro affaccendata e li rivedo se va bene una volta l'anno ogni volta mi sembra che siano passati anni e la cosa alle volte mi mette un po' di tristezza. Anche coi genitori, li ho sempre visti giovani ma anche per loro il tempo passa e quando ritorno alle volte li trovo diversi da come li ricordavo...
Selena ha ragione, il discorso di capire la realta' di come viviamo io lo capisco molto bene..mi capita coi parenti ma anche con gli amici, gli amici poi mi fanno morire perchè se solo mi lamento un po' (e capita spesso rolleyes.gif ) mi dicono subito " e allora perchè non torni in italia", so che lo fanno solo perchè mi vogliono bene e mi vorrebbero piu' felice ma alle volte mi spiazza..quindi cerco di lamentarmi il giusto.

Annalia
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#5 User is offline   Claudiaexpat 

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Posted 02 October 2009 - 06:50 AM

Eh carissima Cristina,
hai toccato proprio il punto più delicato del vivere lontani da parenti e amici huh.gif huh.gif

Io però, se permettete, vorrei fare una distinzione tra il peso della lontananza quando si mancano gli eventi belli e quello provocato da eventi tristi come malattie e morti. Perchè secondo me il processo di metabolizzazione per il fatto che non si può assistere alla crescita di nipoti & co, o al loro battesimo, o ai matrimoni di amici, è ben più leggero di quello coinvolto nell'accettazione dell'essere lontane nel momento in cui si ammala una persona amata, o peggio ancora muore. I primi sono eventi in positivo, e si possono (almeno secondo la mia esperienza) colmare con strategie varie (vedendosi ad esempio bene e in maniera intensa una volta all'anno rolleyes.gif), mentre i secondi sono eventi tragici e irreversibili, ed è lì che la nostra scelta di vivere lontane viene messa a dura prova.....

Come molte di voi già sanno, io ho perso mia sorella mentre ero in Congo. Non voglio rattristarvi, ma questo mi sembra il topic giusto per ritornare sull'esperienza, che ovviamente mi ha marcata e insegnato tante cose. Elena era malata da tre anni di tumore, e in quel periodo io ero andata e venuta, e la sua malattia l'avevo vissuta a distanza, con l'angoscia che ne conseguiva: sempre attaccata al telefono, sempre con l'ansia pazzesca di non sapere in tempo reale l'esito dell'ennesimo intervento, oltre al non poter essere fisicamente vicina a mia madre e ai miei fratelli e dar loro anche una mano pratica.
Qualche mese prima che morisse ci siamo regalate (anche se in quel momento non lo sapevamo wub.gif) un bel periodo di vicinanza intensa: io con la placenta bassa agli ultimi mesi di gravidanza, lei in chemioterapia, sole con mia madre e il mio Alessandro in una casa di campagna vicino a Milano a occuparsi ognuna del suo stato, in un'atmosfera femminile di intimità e aiuto, periodo che adesso costituisce uno dei miei ricordi più belli con lei, e il cui ricordo mi ha dato tanta forza nei momenti più bui quando è mancata.
Quando l'ho salutata sotto casa mia, al momento di rientrare in Congo, non sapevo che era l'ultima volta che la vedevo. Dentro di me l'ottimismo rispetto alla sua guarigione se ne stava andando, ma l'ultima cosa che avrei immaginato era che la situazione precipitasse in quel modo e che io non ce l'avrai fatta a vederla prima che se ne andasse. Se l'avessi saputo l'avrei salutata in maniera diversa, con un abbraccio più intenso, o magari dicendole una cosa che era importante che lei sapesse. E ripensando a posteriori a quel momento, quando poi è entrata in coma talmente improvvisamente da non darmi il tempo materiale per raggiungerla (sono arrivata 4 ore dopo che era spirata), ho capito che una cosa importantissima quando ci si trova in queste situazioni è di prendere congedo dentro di sè dalla persona. E infatti questo è un altro dei miei consigli se ci si trova a dover vivere questo terribile tipo di situazione a distanza: se siete incerte su quando la persona se ne andrà, o se c'è un dubbio circa la sua effettiva guarigione, partite, andate prima che potete, mettendovi nell'ottica che quella è l'ultima volta che la vedete. Prendete congedo dentro di voi, "salutatela", potete farlo in tanti modi e non è necessario che la persona se ne renda conto, perchè questo è un lavoro intimo, interno e personale.

E' vero che a volte diventa quasi "cinico" cercare di calcolare a calendario i momenti migliori per rientrare, facendo i conti con l'imprevidibilità della morte. Quando Elena è mancata io vivevo a Brazzaville e mio marito viaggiava spessissimo. Mattia aveva quattro mesi e Alessandro andava alla scuola materna. Era davvero un po' un macello organizzare un rientro in quelle condizioni. Ma se avessi saputo che le sue condizioni sarebbero precipitate in maniera così drastica a gennaio, mi sarei organizzata in modo da passare il Natale tutti insieme. E questo è quanto consiglio a tutte quelle che si troveranno o si trovano in situazioni analoghe.

Chiudo con un'ultima considerazione: essere vicini alle persone che amiamo nei momenti difficili è bellissimo. Io ho una carissima amica che sta lottando contro il cancro e adesso che sono a Milano la vedo regolarmente. Ogni volta che lei va in ospedale per i suoi controlli viene a trovarmi e ci facciamo un pranzetto insieme, lei mi racconta come va, io la vedo, la seguo e la cosa mi riempie di gioia. Se non fossi qui sarebbe l'angoscia. Però gente, l'espatrio vuol dire anche questo. Purtroppo anche questa scelta, come tutte le scelte di vita, implica gioie e dolorosi sacrifici. Questo è forse l'aspetto più duro da affrontare, insieme agli strappi che si impongono ai figli. Ma questo è un altro argomento e lo tratteremo a parte smile.gif

Claudiaexpat
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#6 User is offline   Lisa 

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Posted 02 October 2009 - 07:16 AM

Ehhhh blink.gif
Un topic interessante. Cristina.
I tuoi esempi probabilmente interessano la maggior parte di noi.
Da un lato tutti i momenti di aggregazione felici (compleanni, matrimoni, battesimi....) dall'altro invece tutti quei momenti della vita dove essere uniti, vicini ai propri cari stempera l'ansia (funerali, malattie...).
E chi è lontano ne è escluso con tutte le conseguenze che ne derivano.

Soprattutto quest'ultima questione porta con se dei vissuti dolorosi che bisogna essere pronti ad affrontare. Magari qualcuna di noi non vuole rivangare il passato o condividere momenti attualmente dolorosi.

E poi arrivano i famosi sensi di colpa, di cui parla Cristina, per "non essere lì" a dare conforto (o a riceverlo?!).
Come se starsene attaccati al telefono temendo il peggio fosse una scelta di comodo.
Questi sensi di colpa da dove vengono?
Dall'essersi troppo allontanati dalla famiglia di origine? Dall' avere fatto una scelta troppo indipendentista?
Cappuccetto Rosso che non porta le medicine e il cibo alla nonna viene mangiata dal lupo... non dimentichiamoci!!!
Essere lontani vuol dire soffrire di meno? Fregarsene delle persone che abbiamo lasciato a "casa"?
Io non credo, anzi.
Lisa
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#7 User is offline   selena 

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Posted 02 October 2009 - 06:00 PM

aggiungendo una cosa a questo discorso:

da quando vivo all'estero son morte varie persone che conoscevo. amici, tra incidenti o malattie, e familiari.

naturalmente ho dovuto vivere queste esperienze da qui, lontana, perché la cosa succedeva improvvisamente e non c'era neanche il tempo per organizzare un viaggio, o perché, purtroppo, le mie finanze non mi permettevano proprio il viaggio. aggiungo anche che la mia famiglia, per non farmi preoccupare troppo, evita di raccontarmi certe cose, e anche se capisco il loro punto di vista non penso sia la cosa migliore sapere dall'oggi al domani che la tal persona stia male e che sia morta....
l'esempio é mia nonna, che ho visto nel mio viaggio ai primi di settembre, un viaggio non previsto ma che ho sentito di dover fare, scoprendo, una volta in italia, che la settimana dopo si sarebbe operata del tumore al seno. sapevo del tumore e delle cure, ma non della possibile operazione....

ma la cosa "bella" di queste morti é che io, non vivendole "dal vivo" mi fanno pensare alla persona scomparsa come se fosse ancora viva, come se continuasse a vivere lí, nel mio paese, come se ogni giorno lei continuasse a fare ció che faceva prima.
proprio perché io non posso notare la mancanza di questa persona non riesco a sentirne il distacco completo. e forse, da un certo punto di vista, é anche un bene.

cosí che, come dice claudia, meglio approfittare di ogni occasione per dire ció che si pensa o tutto ció che si vorrebbe dire alle persone al momento dell'addio. ormai i miei addii son cosí calorosi che i miei amici a volte mi guardano senza capire rolleyes.gif , ma io mi sento meglio, dopo aver dato un gran abbraccio o detto qualcosa che sentivo in quel momento.
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#8 User is offline   Giuliettaexpat 

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Posted 03 October 2009 - 11:40 AM

concordo pienamente con claudia sul peso diverso quando si è lontani che hanno ilnon partecipare ad aventi belli e piacevoli, nascite mtrimoni, compleanni che vivamo lontano e il "mancare" il dolore e la sofferenza delle persone che amiamo e l'arrivare tropo tardi per salutare quelli che se ne sono andate
In tredici anni lontana da torino ho vissuto via internet tanti momenti allegri, non c'ero e ho dovuto recuperarli dei mesi dopo, ritrovandomi ad esempio tra le braccia bambini che del bebé non avevano più niente, ma la gioia è stata sempre grande lo stesso. Domenica scorsa una mia cara amica ha partorito, è vero non sono li con lei e sarei stata contenta ma mi sento lo stesso partecipe e so che potro' prima o poi stringere Capucine tra le braccia... per la morte e diverso
Anch'io come claudia ho vissuto la malattia e la perdita di una persona cara da lontano. Il mio adorato papà se ne andato in due mesi senza neanchi darmi il tempo di capire ..., quante volte mi dico che se fossi stata a Torino avrei potuto approfittare di più di lui, ma poi mi dico anche che lui era ben contento del mio modo di vivere...
Certo non dimentichero' mai la telefonata di mia sorella, vieni subito che a papà hanno dato 2 giorni, l'organizzazione per partire lasciando tre bimbettine , il viaggio fino a torino con il terrore che una volta arrivata fosse troppo tardi, il sollievo all'arrivo sapendo che era ancora li, il poterlo abbracciare... sono stata una settimana, perchè lui ha sfidato tutti superando quei due giorni, ed io sono stata vicino a lui, vicino a mia mamma....
Adesso dopo 6 anni mi dico che se anche avessi sempre vissuto a Torino non sarebbe cambiato nulla , di fronte alla morte che ci siano 5 km o 10.000 c'è sempre il rischio di arrivare troppo rtardi
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#9 User is offline   Cricchellina 

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Posted 03 October 2009 - 11:50 AM

Concordo con quello che dici Selena, ma ci sono anche delle situazioni in cui questa "ignoranza" in cui ti lasciano i familiari a volte fa soffrire. Due anni fa per esempio mio fratello è caduto da cavallo atterrando di testa su un masso; questo i primi di dicembre. Mia madre mi racconta dell'accaduto solo dopo 15 giorni, quando cioè mio fratello è tornato a casa dall'ospedale... bhè a me avrebbe fatto piacere averlo saputo, non per preoccuparmi, ma per essere pronta a partire in caso l'operazione non fosse andata bene.
Ogni tanto mi sento arrivare addosso delle bombe e molto spesso mi sento rispondere: ma non lo sapevi? Non sapevi che stava male? "NO NON LO SAPEVO SE NESSUNO ME LO DICE!!"
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#10 User is offline   Lisa 

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Posted 03 October 2009 - 07:05 PM

A volte credo che il ritardare certe partenze, il non intuire che potrebbe essere l'ultima volta, siano anche manifestazioni di un meccanismo di difesa: la negazione.
La morte, la malattia spaventano e noi cerchiamo di pensarci il meno possibile.
Mia madre stava male da tanto tempo, io decisi di tornare proprio perchè nessuno mi raccontava le cose fino in fondo, soprattutto lei (o almeno mi sembra di ricordare...è la prima volta che mi metto a scrivere di questo).
Io ero accanto a lei, ormai da mesi. Era giugno, ero incinta e decisi di andare a trovare mia sorella nelle Marche dove trascorreva le vacanze.
Il giorno dopo il mio arrivo quella telefonata di mio padre che mi dice di tornare, che mia madre è in ospedale e che ha chiesto di vedere me e mia sorella.
Io ero li, vicino, ma non ho accettato l'idea che potesse accadere.
La lontananza e la vicinanza non cambiano molto lo stato delle cose e dei sentimenti credo.
E poi quel viaggio di ritorno, breve questa volta, senza scali in diversi aereoprti, ma sempre un viaggio.
Lei ci ha aspettate, anche se ormai in stato di incoscienza, e poi ci ha lasciate dopo un ora dal nostro arrivo.

Sono questi viaggi, che avvengono nelle circostanze tristi della vita, che forse sono caratteristici di chi vive in espatrio.
Un viaggio verso ciò che si teme di più. Con un misto di sentimenti incredibili.

Il mio è stato un viaggio a tratti anche piacevole, accanto a mia sorella, cercando di stemperare la paura.
Non eravamo pronte, nemmeno essendo state accanto a lei fino a poco tempo prima.
Non so si possa essere mai pronti per questo!
Lisa



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Posted 03 October 2009 - 07:57 PM

hai ben ragione non si puo' mai essere pronti, vicini o lontani che sia... e alla fine la distanza non cambia nulla al dolore...
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#12 User is offline   Claudiaexpat 

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Posted 03 October 2009 - 08:56 PM

Giulietta,
mi è piaciuto tantissimo quello che hai detto:

QUOTE
di fronte alla morte che ci siano 5 km o 10.000 c'è sempre il rischio di arrivare troppo tardi


E credo che contenga un concetto che ho già tentato di spiegare più sù, magari un po' confusamente, e cioè il fatto che non importa quanto lontane si sia, nel momento in cui ci si rende conto che la morte bussa alla porta l'unico modo per affrontarla e superarla è di congedarsi dentro di sè dalla persona. Che poi è anche quello che diceva Lisa, quando afferma

QUOTE
Essere lontani vuol dire soffrire di meno? Fregarsene delle persone che abbiamo lasciato a "casa"?
Io non credo, anzi.


Credo che vivere la morte di una persona amata sia un processo davvero molto intimo e personale, e mi viene rabbia quando penso a un altro aspetto che è stato sollevato, giustamente, e cioè quello del senso di colpa. Trovo estremamente ingiusto che vengano fatte ricadere (inconsciamente o no) sulla persona lontana le colpe del non esserci. Per fortuna ho una famiglia meravigliosa, che lungi dall'incolparmi del fatto che ero lontata negli ultimi mesi di vita di mia sorella, mi ha accolta e integrata nel suo dolore "famigliare" esattamente come se non fossi mai partita, però so che queste cose succedono, e mi rattristano molto. Succedono a un livello meno grave già con la gestione delle mamme e dei papà che invecchiano. Vi è mai capitato di tornare in vacanza e sentirvi rimbrottare perchè "la mamma che invecchia è un peso e tu non te la cucchi mai?" blush.gif (anche questa volta, grazie al cielo, non sto parlando per esperienza diretta - amo la mia famiglia sorcerer.gif sorcerer.gif). Beh, è un po' la stessa cosa, no? In un modo o nell'altro ti devono far pesare il fatto che sei lontana. E questa è una cosa davvero incredibile e interessantissima da analizzare, che secondo me dice molto di più delle persone che restano che non di quelle che vanno....

E per venire al "silenzio stampa" messo in atto in moltissimi casi dalle famiglie che restano in patria..... mah blush.gif blush.gif Sono d'accordo che sia dura, anche perchè credo che con la nostra esperienza e le nostre "antenne", arriviamo perfettamente a percepire che qualcosa non va, e il silenzio ci manda in confusione, e questo aumenta la difficoltà nel gestire la situazione in lontananza, però capisco che è umano decidere di non pronunciarsi per non far preoccupare la persona lontana, soprattutto se la situazione non è ancora chiara o definitiva... Io ho avuto un'esperienza pesante a Lima, mi era stato diagnosticato qualcosa che in realtà non ho (no comment), ma io, finchè non ho fatto tutti gli accertamenti del caso, mi son ben guardata dal dire alla mia famiglia che succedeva questo e quello.... a volte il fatto di vivere lontani (e questo vale nei due sensi, direi) dà la possibilità di intervenire in maniera diversa sulle cose, sui ritmi.... e comunque alla fine di tutto credo che sia importante, nel momento in cui espatriamo, dire molto chiaramente come e cosa vogliamo che ci venga comunicato: le persone che restano in Italia devono capire chiaramente e fino in fondo che vivere lontani non è una passeggiata quando capitano situazioni di questo tipo, e che se lo richiediamo, abbiamo tutti i diritti di essere informate tanto e quanto come se fossimo presenti lì... e che cavolo ermm.gif

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Posted 04 October 2009 - 07:45 PM

hai ragione Claudia, anche se lontani e non tenuti al corrente c'è sempre un sesto senso che ci fa drizzare le antenne. Quando mio padre ha avuto la conferma di avere un tumore non ha voluto dire nulla ne a me ne a mia sorella, ovviamente non sapevano neppure che facesse degli esami.... ha assolutamente vietato a mia mamma di parlarcene agli inizi, dicendo che visto che la cosa era sotto controllo non era il caso di allarmarci.... in quel periodo sentivo mia mamma al telefono inquieta e tesa e alla fine ho talmente inisistito dicendole che mi sembrava che qualcosa non andasse che me l'ha detto, e poi di conseguenza io ho chiamato mia sorella: eravamo furiose. Poi papà ci ha spiegato, da lontano non potevamo fare niente, la situazione non era drammatica perchè inquietarci, insomma il suo è stato un modo per proteggerci... e mi dico che il silenzio voleva solo essere un grande gesto d'amore nei nostri confronti.
Comunque da quel momento ho le antenne ancora più dritte sulla testa, anche se purtroppo ho a che fare con più furbi di me, l'anno scorso mia mamma si è fatta operare di nascosto, anche li per non preoccuparci non ci aveva detto niente, anzi aveva lasciato che io trulla trulla andassi a rilassarmi in barca in Thailandia per fiondarsi in una clinica per un piccolo intervento... rientrata dalle vacanze me l'ha detto, ero furiosa, ma nulla da fare, la risposta è stata ma scusa per una stupidaggine mica venivi da Tokyo e ancor meno ti facevo rimandare la tua vacanza...amore solo amore in questo nasconderci le cose
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#14 User is offline   Silviaex 

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Posted 05 October 2009 - 05:07 AM

QUOTE
amore solo amore in questo nasconderci le cose

E' vero Giulietta, alcune persone, parenti o amici, sono cosi', pieni di amore e generosita' che preferiscono a volte mettere davanti la nostra tranquillita', piuttosto che sentirsi al centro dell'attenzione "per una stupidaggine..."

Proprio la scorsa settimana, mio padre, che e' ormai uno splendido ottantenne tongue.gif , ha avuto un'operazione senza importanza, che ha comportato pero' 6 ore di sala operatoria in anestesia totale e che, con un cuore malandato come il suo, han tenuto me e la sua compagna coi capelli diritti per tutta la durata dell'operazione...
Lui non avrebbe voluto dirmelo, per fortuna lei lo ha convinto a farlo. E pero' non sono corsa in Italia, anche se ci avevo pensato. Ho deciso di fare quello che mi dice lui, ancora per un po'. Se non vuole che io mi preoccupi e mi scapicolli li', non lo faro'. Lo pensero' intensamente come ho fatto in questi gg a Khartoum senza che il mio affetto e la mia riconoscenza per lui vengano scalfiti dalla lontananza... wub.gif
Ogni rapporto genitore/figlia ha il suo cammino e credo che l'importante per noi sia mantenerci sempre all'interno di quel percorso, trovare un senso alla separazione e un giorno alla morte proprio all'interno di ciascuna singola storia, con la consapevolezza di quanto e' successo, di quanto ci si e' voluti bene, di quanto ci si e' o non ci si e' capiti - al di la di ogni distanza.

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.
Salvatore Quasimodo


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#15 User is offline   Lisa 

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Posted 06 October 2009 - 11:40 AM

Ma chi si ricordava di queste meravigliose parole di Quasimodo!
Grazie Silvia.


Lisaexpat
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#16 User is offline   Aleexpat 

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Posted 07 October 2009 - 05:45 AM

Riprendo una frase di Selena:

QUOTE
proprio perché io non posso notare la mancanza di questa persona non riesco a sentirne il distacco completo. e forse, da un certo punto di vista, é anche un bene.


Io ho trovato molto difficile elaborare i lutti in espatrio. Mi spiego. Quando ero in Olanda, un mio carissimo amico è morto in un incidente d'auto qua in Australia, il giorno prima aveva fatto il testimone di nozze ad un nostro amico che vive qui a Perth. La mia migliore amica, compagna di mille avventure dai banchi del liceo, da quell'incidente è tornata viva, ma ora è tetraplegica. C'è voluto del tempo tra l'incidente ed il giorno in cui ho preso il volo per poter partecipare al funerale. Un tempo strano in cui all'angoscia del credere che tutto cio' fosse possibile, c'era sempre la speranza che una volta atterrata mi dicessero "suvvia, è tutto uno scherzo!!!".
Ma no, la tristezza degli amici, l'abbraccio con la mamma, il funerale in sè, sono stati uno schiaffo in faccia che pero' mi ha fatto capire tante cose, ma soprattutto che Alberto non c'è piu', ma che adesso vive nel mio cuore.

Ecco, quando questi "rituali" non si vivono, e mi è successo per altri famigliari nel frattempo, beh, è come se dentro di me ci fossero delle porte che debbono essere chiuse, delle cose in sospeso. Oddio, so di non essere chiara, ma è difficile anche spiegare le emozioni. Ecco, capisco insomma quello che dice Selena, e trovo personalmente difficile fare cio' che giustamente dice Claudia, di accommiatarsi dalle persone care dentro di sè.

E per quanto riguarda gli eventi belli, beh, purtroppo una amicizia è andata alle ortiche proprio perchè non ho preso l'aereo e non ho partecipato ad un matrimonio! Avevo piu' di una motivazione per non farlo, ma da quanto ho capito, per chi non è espatriato, è difficile comprendere come talvolta gli spostamenti debbano essere pianificati, tra figli, tempo a disposizione e situazione economica da gestire. Insomma se non parti sei sempre poco sensibile o passi per menefreghista! Ma ho smesso di avere i famosi "sensi di colpa" di cui sopra....chi mi ama, mi segua!


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#17 User is offline   Claudiaexpat 

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Posted 08 October 2009 - 05:17 AM

Carissima,
capisco perfettamente quello che vuoi dire perchè è successo esattamente anche a me con mio suocero. Lui è morto mentre eravamo in Guinea Bissau, mio marito si è precipitato in Italia (un altro della serie: non ce l'ha fatta ad arrivare in tempo huh.gif), ma io sono rimasta a Bissau e ricordo nettamente che quando sono rientrata a Milano per le vacanze, un paio di mesi dopo, mi sembrava tutto assolutamente strano, non vederlo più a tavola com'ero abituata durante i grandi ritrovi di famiglia, non sentirne più la presenza nei rapporti famigliari..... ricordo che a un certo punto ho avuto proprio il bisogno quasi fisico di andare al cimitero a vedere dove riposava perchè dentro sentivo una roba pazzesca, come un non aver potuto davvero far mia questa cosa....

E in quel caso lì in effetti io non mi ero congedata in alcun modo da lui (dentro, intendo) pur sapendo che era malato, perchè anche lui ha avuto un crollo improvviso che è stato più veloce di tutte le nostre riflessioni ed elaborazioni. Nel caso poi di incidenti, come quello dolorosissimo che citi (ma ti ricordi Ale, che è stata proprio la storia sulla tua amica a farti conoscere Expatclic wub.gif wub.gif wub.gif ??), la cosa è ancora più complicata perchè non hai davvero il tempo materiale per dar spazio alla cosa.

E per quanto riguarda la tua esperienza:

QUOTE
E per quanto riguarda gli eventi belli, beh, purtroppo una amicizia è andata alle ortiche proprio perchè non ho preso l'aereo e non ho partecipato ad un matrimonio! Avevo piu' di una motivazione per non farlo, ma da quanto ho capito, per chi non è espatriato, è difficile comprendere come talvolta gli spostamenti debbano essere pianificati, tra figli, tempo a disposizione e situazione economica da gestire. Insomma se non parti sei sempre poco sensibile o passi per menefreghista! Ma ho smesso di avere i famosi "sensi di colpa" di cui sopra....chi mi ama, mi segua!


totalmente d'accordo sul fatto che chi non vive in espatrio non capisce la complessità di organizzarsi nelle trasferte, purtroppo. Ed è comunque vero: se una persona si impermalosisce al punto da mandare a monte un'amicizia, vuol dire che in fondo forse non è stata poi una perdita così grande rolleyes.gif

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#18 User is offline   Giuliettaexpat 

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Posted 08 October 2009 - 06:15 PM

anche a me è successo, e mi è successo anche se mio papà è morto con me accanto, l'ho sentito esalare l'ultimo respiro, ho visto l'elettrocardiogramma piatto, l'ho visto sul lettino coperto con una specie di coperchio, e poi nel frigo dell'ospedale e poi nella bara con tre rose bianche tra le mani, e poi in una specie di scatola di biscotti in cui riposavano le sue ceneri, beh non è servito perchè poi io ho ripreso la mia vita lontano da Torino con il mio quotidiano diverso... la prima volta che sono rientrata un paio di mesi dopo, la prima sera ho strozzato in gola un "mamma a che ora rientra papà dall'ufficio" erano le otto la sua ora abituale... in quella settimana a Torino ho realizzato che lui non c'era veramente più, mi sono resa conto come torino fosse il posto in cui ero legata alle sue abitudini, il rientro dal lavoro, la telefonata tutti i giorni all'ora di pranzo per sapere come andava, lui seduto a leggere il giornale al mattino in cucina... e dopo quella settimana ho avuto un crollo spaventoso, la realtà l'avevo presa forte in faccia ed è stata veramente dura...
Comunque adesso a distanza di sei anni quando sono a Torino c'è sempre un po' di tristezza a ritrovarmi in qualla casa in cui sento che manca qualcosa, spesso mi chiedo come mia mamma faccia a vivere senza di lui ma con la sua presenza costante... egoisticamente mi dico che essendo lontana almeno non vivo la mancanza quotidiana della persona fisica..
boh poi ognuno reagisce a suo modo, io mi rendo conto che non ho forse ancora superato e non superero' mai la perdita di mio padre, ci convivo e l'accetto, ma non la supero sad.gif
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#19 User is offline   Lisa 

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Posted 18 October 2009 - 07:06 AM

Stavo rileggendomi questo topic e mi accorgo che mi era sfuggito il tuo ultimo intervento Giulietta.
Ma cosa significa superare una perdita?
Mi viene in mente che quando si supera qualcosa questo qualcosa resta dietro di noi e non lo vediamo più.
Superare la morte di una persona amata significa forse riuscire a pensare a quella persona senza provare sentimenti di dolore e senso di perdita?
Se all'opposto restiamo fermi e non superiamo, i nostri sentimenti restano come congelati a quel momento, ci si convive, ma restano immutati, con la stessa intensità.
La lontananza, l'essere in un altro contesto influisce su questo "superamento"?
Sembrerebbe di sì.
Forse vivere giorno dopo giorno, nell'assenza concreta (i luoghi dove questa persona ha vissuto) aiutano a trasformare il senso di perdita.
L'essere lontani permette di "stare" nel dolore, di capirlo fino in fondo e di "superarlo" o allunga i tempi del processo?
Forse restiamo attaccati a quel momento anche con la paura di perdere totalmente la persona amata se smettiamo di piangerla se le diciamo veramente addio, ed essere lontani, ancora una volta, può amplificare questa paura.

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#20 User is offline   Aleexpat 

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Posted 19 October 2009 - 03:29 AM

Uff, questo argomento è difficile, delicato, imbrogliato...e Santa Lisa d'Expatclic, fai degli interventi cosi'...due o tre frasette....quasi buttate li' e mi ci fai pensare e arrovellare per giorni.... blush.gif blush.gif blush.gif blink.gif blink.gif !
Eh cara Lisa, meno male che ci sei wub.gif !

QUOTE
Mi viene in mente che quando si supera qualcosa questo qualcosa resta dietro di noi e non lo vediamo più

Mi sono sempe chiesta se sia giusto "superare" il dolore di una morte...o forse sia meglio "accettarlo", farlo proprio e conviverci per sempre!
Non lo so! Io potrei andare lontano da Milano quanto si vuole, anche sulla luna, ma la mancanza del mio papà ci sarà sempre. Con il tempo pero' il dolore cambia, non di intensità, ma cambia.

QUOTE
La lontananza, l'essere in un altro contesto influisce su questo "superamento"?
...L'essere lontani permette di "stare" nel dolore, di capirlo fino in fondo e di "superarlo" o allunga i tempi del processo?


Personalmente posso dire che lo stare lontani aiuta e non aiuta! Aiuta perchè, come dice Giulietta, non si vive nella costante presenza delle cose e delle situazioni che ci possono ricordare la persona perduta, ma nello stesso tempo è piu' difficile far proprio il fatto che questo è davvero successo, e forse si lascia piu' spazio alle illusioni, ai sogni.

Aiuto, non so se sono stata chiara, è un argomento che sento molto vicino, ma mi sto accorgendo di quanto sia difficile poi entrarci.


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#21 User is offline   Lisa 

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Posted 19 October 2009 - 12:09 PM

Già.....sono i TEMI dell'esistenza....potremmo starci su mesi e mesi e verrebbero fuori sempre diverse sfumature.
Mi sembra di aver capito quello che dici Ale, personalmete credo che sia quasi impossibile superare la morte di un familiare soprattutto se così stretto, nel senso di lasciarsi tutto alle spalle.
Credo che il dolore si trasformi e che ci sia una riorganizzazione totale all'interno dell'individuo. Una morte così vicina cambia il modo di vedere le cose, a volte cambia la vita di chi resta. Pensa a come a volte una morte possa anche essere "positiva" all'interno di una famiglia, nel senso che può portare i suoi membri a cambiare gli equilibri interni, avvicina chi è stato lontano, sblocca "energie" creative che erano ferme.
Questo in positivo...purtropo c'è anche chi non ce la fa proprio a cambiare a si "ammala" a sua volta.
E poi ogni perdita ci mette a tu per tu con la nostra stessa morte ......
Credo come te che l'espatrio sia un arma a doppio taglio, forse allunga i tempi di elaborazione, forse ci fa sentire ancora più precarie in questa vita così vagabonda o forse c'è chi riesce a stipare tutto nel suo bagaglio interno che si porta di quà e di là con disinvoltura.


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#22 User is offline   chiarapavesi 

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Posted 28 April 2010 - 08:23 PM

Ieri e' mancato un nostro caro amico in Italia, e noi siamo in TX.
Impensabile prendere l'aereo e andare al funerale.... la lontananza diventa un macigno...

ho ritrovato questo vecchio topic e volevo ringraziarvi perche' le vostre parole mi hanno fatto sentire meno sola.... :wub:
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#23 User is offline   Claudiaexpat 

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Posted 29 April 2010 - 06:19 AM

Mi dispiace da matti Chiara :crying: :crying:, e ti sono vicina con tutto il cuore :wub:

Forse ti fa bene anche leggere questo articolo di Lisa sul lutto in espatrio

Questo è uno degli aspetti più duro dell'espatrio, non credo ci sia nulla di più tosto che non poter dire addio ai nostri amati sul posto e insieme alle persone che condividono il nostro dolore :crying: :crying:

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#24 User is offline   Qamar 

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Posted 29 April 2010 - 07:48 AM

E' vero, e' durissimo. Qualche settimana fa la mia amica (expat anche lei, ma l'hanno chiamata in tempo) che e' come una sorella, ha perso suo padre. Non sono potuta andare. Non sono potuta starle vicino fisicamente. Abbracciarla. Non e' uguale al telefono. A Natale, il padre le aveva detto:guarda che bella figlia che ho e non la vedo mai. Cristina, si chiama cosi', non faceva che ripetermi che adesso, steso sul letto dell'ospedale, non la poteva vedere ugualmente e che presto non avrebbe potuto farlo piu'. Come aiutarla (se poi si puo' realmente aiutare in questi casi)? E quando poi se ne e' andato, messaggi e telefonate mi sembravano cosi' inutili. Nessuna parola puo' far sentire meno intenso il dolore, soprattutto per una expat che lascia una mamma sola e anziana. Ma almeno il calore di due braccia che ti stringono possono aiutarti a sopportarlo un po'. Ti danno l'idea di poterlo appoggiare un po' anche sull'altra spalla.
Mi sono sentita in colpa, non ne avevo ancora parlato.
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#25 User is offline   chiarapavesi 

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Posted 29 April 2010 - 09:40 PM

Grazie Claudia e Qamar.... :wub:
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#26 User is offline   Elenaex 

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Posted 21 May 2010 - 12:02 PM

Vorrei condividere con voi, alcune semplici riflessioni sulla "distanza dagli affetti".
Ho letto tutti gli interventi di questo topic in questi giorni, perche' i miei genitori sono ripartiti per l'Italia dopo essere stati con noi per qualche settimana. L' ho letto per il suo titolo perche' per la prima volta ho sentito che la distanza e' diventata un peso. Per la prima volta in quattro anni (da quando siamo partiti) mi sono venute le lacrime agli occhi nel vedere la mia mamma partire e piangere perche' non sa quando ci rivedra' la prossima volta. Non e' niente di drammatico, mi dico, in fondo per fortuna loro non sono ancora vecchissimi e sono in buona salute, quindi...si tratta solo di programmare il prossimo rientro in Italia o un'altra visita qui da noi. Eppure, ho sentito per la prima volta questo grande peso della distanza e per un attimo...ho pensato che forse dovrei essere piu' vicina a loro.
E' difficile anche quando gli eventi non sono cosi' terribili come la perdita di una persona cara. Leggere le vostre esperienze mi ha fatto riflettere e prendere in considerazione l'idea che mi devo preparare, nel senso di educare me stessa alla distanza. Alla distanza quando tutto va bene e quando invece accade qualcosa di imprevisto che rompe bruscamente l'equilibrio che abbiamo creato.
Ci si puo' educare alla distanza degli affetti?
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#27 User is offline   Claudiaexpat 

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Posted 21 May 2010 - 02:50 PM

Io credo di sì, cara Elena, ma ci vuole tempo, coraggio e molta convinzione. Personalmente se ripenso a come mi sentivo nel lasciare mia madre e i miei fratelli agli inizi dei miei espatri, e a come mi sento adesso (che paradossalmente sarebbe il momento in cui soffrire di più, perchè il tempo passa e le mamme non ringiovaniscono di certo - e nemmeno noi se è per quello :P), mi rendo conto di come la mia relazione con la famiglia (e gli affetti in generale) si sia spostata su un altro piano. Non so dirti esattamente com'è la cosa, sono tantissimi anni ormai che vivo distante da loro, che ho costruito dei pezzi di vita e delle realtà nelle quali loro non sono contemplati, e che sono cresciuta e mi sono alimentata su questi pezzi di realtà. Ovviamente quando li rivedo, una, due volte all'anno se va bene, mi godo da pazzi il momento, e con mia madre e uno dei miei due fratelli ci teniamo costantemente in contatto, sappiamo tutto (o quasi) di quello che succede nelle nostre vite. Su quei pochi, privilegiati momenti costruisco un altro pezzettino della storia della mia famiglia, di me in relazione a loro. E questo mi aiuta ad andare avanti senza soffrire la lontananza, perchè so, lo sento in maniera molto forte, che faccio le cose al meglio (e loro sono con me in questa cosa) data la situazione. E la situazione è che adoro vivere all'estero e che non cambierei la mia vita per nulla al mondo, e so che per vivermela così come la voglio a qualcosa devo rinunciare e devo imporre qualche sacrificio a chi mi vuol bene e mi vorrebbe vicino a sè. Voilà i miei sentimenti :sorcerer:
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#28 User is offline   Giuliettaexpat 

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Posted 21 May 2010 - 07:22 PM

come ti capisco Claudia e come concordo in pieno con le tue parole!
Ma ti capisco anche Elena, e' difficile abituarsi ai distacchi e alla vita lontani, ma e' importante sempre tener presente che in fondo sono l'unica parte "dolorosa" del vivere lontano, per il resto anche le relazioni con le nostre famiglie e con gli amici se sono veramente tali non possono che uscirne piu' forti...
comunque ammetto che io tutte le volte che vedo partire la mia mamma una piccola unta di dolore la sento sempre... anche adesso che essendo in Francia la vedo abbastanza spesso e so che non passerano 8 mesi prima del prossimo incontro, ma insomma il distacco e' sempre distacco... per fortuna che c'e' SKYPE!!!! :rolleyes:
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#29 User is offline   Elenaex 

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Posted 22 May 2010 - 12:26 AM

E la situazione è che adoro vivere all'estero e che non cambierei la mia vita per nulla al mondo, e so che per vivermela così come la voglio a qualcosa devo rinunciare e devo imporre qualche sacrificio a chi mi vuol bene e mi vorrebbe vicino a sè.



Claudia, questo e' quello che provo anch'io e credo che in me si sia generato una specie di senso di colpa perche', se io ho scelto questa vita, loro (i miei genitori) subiscono la mia decisione e direi che soprattutto mia mamma non l'ha ancora digerita. All'inizio anche un po' per colpa mia che sono partita dicendo: dai, e' solo per un anno, passa in fretta. E forse non sono mai stata abbastanza chiara nel rettificare. Fino a ora: questa volta ho detto chiaramente che in Italia in questo momento non abbiamo alcuna intenzione di ritornare per diversi motivi e che questa vita ci piace davvero. Adesso devo metabolizzare.
La cosa bella e' che noi, tutti noi, siamo davvero contenti della nostra scelta, che e' condivisa e sostenuta da ma e mio marito, ciascuno per la sua parte, e che i nostri bimbi accettano con entusiasmo anche se sentono la mancanza dei nonni.
Quindi, mi educhero' piano piano alla distanza dagli affetti e forse riusciro' a far accettare in modo piu' sereno questa scelta alla mia mamma...
Grazie per le vostre parole, grazie a voi so che non e' impossibile.
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#30 User is offline   Claudiaexpat 

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Posted 22 May 2010 - 12:14 PM

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se io ho scelto questa vita, loro (i miei genitori) subiscono la mia decisione e direi che soprattutto mia mamma non l'ha ancora digerita


Elena carissima,
scusami ma questa affermazione non mi trova molto d'accordo, nel mio modo di sentire. Io non credo che, una volta che i figli diventano adulti, i genitori subiscano le loro decisioni. Per il semplice motivo che i figli, quando crescono, non appartengono più ai genitori, e le loro scelte non dovrebbero in alcun modo influenzarne la vita.

Poi all'atto pratico capisco cosa vuoi dire, tua mamma soffre per la tua lontananza, e tu rifletti sul fatto che sei tu l'agente che causa questa sofferenza, ma io percepisco qualcosa di ingiusto in questo meccanismo. Non è questione - sempre secondo me :) - di digerire o accettare. L'accettazione (o digestione :P) dovrebbe essere alla base del rapporto genitore/figlio, insita nel ritmo che scandisce i nostri rapporti che cambiano.

Si tratta, semmai, di imparare a gestire i sentimenti che la lontananza provoca. Ma se ci si pone di fronte a questa lontananza come una cosa sana (perchè foriera di ricchezza), bella (perchè arricchente), legittima (perchè la vita è tua) e positiva (perchè anche dalla lontananza nascono cose belle), allora automaticamente cade questo cupo senso di aver imposto le proprie scelte ai genitori, e di aver inflitto loro dei dolori.

Siamo tutti esseri umani, prima di essere genitori, figli, mariti o mogli, e che ci piaccia o no qualsiasi nostra azione ha delle ripercussioni, buone o cattive a seconda dall'angolazione dalla quale le si guarda, sull'ambiente che ci circonda. Maturità e amore vogliono dire saper gestire i sentimenti che le azioni degli altri provocano in noi.

Non so, che dici :blush: ??
Claudiaexpat
claudiaexpat@expatclic.com

1989-90: Sudan / 1990-91: Angola / 1992-94 : Guinea-Bissau / 1995-97: Congo / 1999/03: Honduras / 2003-2009 Perú / 2010 Gerusalemme
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