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superare una perdita essendo lontani

#1 User is offline   Giuliettaexpat 

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Posted 24 October 2007 - 11:04 AM

il post di Claudia sui bambini che non dormono mi ha fatto riflettere su molte cose, prima fra tutte una delle cause principali per cui Federica, 10 anni, la mia primogenita, non dorme, si sveglia, ha paura ....
Federica non ha superato a distanza di 4 anni la perdita del nonno, non vuole accettare la cosa, parlandone, e ne parla spesso, dice che per lei non e' una cosa accettabile, non capisce il perche' non trova le risposte.
La psicologa con cui ne abbiamo parlato ci spiegava che molto spesso e' piu difficle vivendo lontani superare un lutto, un po' il contrario di quello che avrei pensato, la lontananza e la mancanza di quotidianita' potevano forse aiutare. Constato che la psicologa ha forse ragione.
Federica aveva 6 anni quando ha perso un nonno al quale era particolarmente legate, tra loro benche' mancasse appunto la quotidianita' del vivere vicini, c'era una complicita' enorme e soprattutto essendo molto simili sembravano insieme due bambini allegri che si scambiano idee, pensieri, riflessioni. Bello tra un nonno e un bambino.
La perdita repentina e' stata per lei durissima, subito siamo intervenuti cercando di aiutarla ad accettare, ma negli anni il dolore e' sempre immutato e presente, anzi sembra quasi che abbia paura di dimenticarlo essendo meno addolorata. Tutti , io , la mia mamma, mia sorella, suo papa', le abbiamo spiegato che benche' il nonno ci manchi abbiamo imparato a vivere serenamente senza di lui, pensando a lui ma in modo positivo e non doloroso.... Federica non ci riesce....
qualcuno di voi e' passato per esperienze analoghe?
La psicologa ci ha consigliato di fare qualcosa come ad esempio piantare un albero in ricordo del nonno, qualcosa che rappresenti la vita e che vinca contro la morte....
Giuliettaexpat
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#2 User is offline   Claudiaexpat 

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Posted 24 October 2007 - 05:52 PM

Cara Giulietta,
che difficile gestire tutto questo !!!
Evidentemente il fatto che la perdita di tuo papà sia stata repentina ha sconvolto Federica in misura molto profonda.
La mia esperienza in questo senso è stata quando è morta mia sorella. Alessandro all'epoca aveva cinque anni. Lui era attaccatissimo a Elena, nei periodi che trascorrevano insieme lei lo faceva giocare con una pazienza e una devozione che nessun altro aveva. Però dato che la malattia di mia sorella si è estesa sui tre anni, abbiamo avuto tutto il tempo di preparare perfettamente Alessandro alla peggiore eventualità. Quando abbiamo saputo che non c'era più niente da fare, lui sapeva già che la zia era molto malata da tempo, e con dolcezza gli abbiamo detto che la malattia aveva avuto la meglio e che dunque la zia se ne sarebbe andata. Credo che il fatto di aver vissuto gradualmente la cosa l'abbia aiutato a elaborarla pian piano, perchè quando Elena è morta (gliel'ho voluto dire io al mio ritorno dopo i funerali), ha pianto un po', in maniera sana, e poi ha messo da parte i cavallini della Playmobil con i quali giocavano sempre e questo è stato il suo modo di elaborare la faccenda.

Quando le morti sono repentine è tutt'altra cosa. Lo è già per noi adulti, figuriamoci per dei cuccioli che ancora non riescono a razionalizzare e per i quali le grandi domande della vita hanno un peso enorme.

Io posso dirti che quando è morto mio suocero non sono rientrata in Italia, ci è andato mio marito e io sono rimasta in Guinea Bissau con Alessandro. Quando poi sono rientrata in Italia qualche mese dopo, mi sono resa conto che mi riusciva difficilissimo abituarmi all'idea della sua assenza perchè non avevo avuto nulla di tangibile che mi aiutasse ad accettare l'idea della sua morte. Non avevo visto la salma, non ero andata ai funerali...... mi chiedo quindi se magari Federica non viva un po' la stessa cosa? Ha avuto un momento in cui ha potuto "dire addio" a suo nonno? E' stata al funerale? Perchè magari se non ha potuto "toccare con mano" la cosa, le rimane ancora più penoso farsene una ragione. E in questo senso sicuramente un rituale pratico la può aiutare. Magari piantare un albero la prossima volta che andate in Italia, portandolo prima sulla tomba per farlo "conoscere" al nonno...... non so, son tutte cose che mi vengono in mente così.....

Quando nella nostra famiglia muoiono gli animali (finora son morti solo criceti, tartarughe e pesci, quando morirà Mitch sarà un altro paio di maniche), gli facciamo sempre il rito funerario. Li mettiamo in una bella scatolina, scegliamo insieme il punto del giardino in cui seppellirli, e prima di chiudere la fossa li salutiamo. Lo so che detto così sembra un po' scemo, ma per i ragazzi ad esempio i loro criceti erano importantissimi, e quando sono morti è stato abbastanza drammatico.

Sono fermamente convinta, e Pina ce lo potrà confermare, che qualsiasi gesto o rituale, per quanto piccolo e intimo, possa aiutarci ad accettare l'enormità della morte.

Claudiaexpat
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#3 User is offline   Giuliettaexpat 

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Posted 25 October 2007 - 12:28 AM

Federica al funerale e' venuta, e come lei le sue sorelle benche piccolissime, all'epoca la scelta fu soprattutto fatta perche' io volevo avere vicino le mie bambine e sapevo che nel loro sguardo innocente avrei trovato la forza per superare quello che stava succedendo.
Tutti i nipotini erano li stretti uno per mano all'altro, tenerissimi e ognuno ha potuto dire addio al nonno a suo modo.
Federica impassibile all'inizio del funerale (rito civile per papa') al momento in cui la bara partiva per essere cremato e' scoppiata in una crisi terribile di pianto cha a fatica abbiamo calmato dopo qualche ore ....
Due mesi dopo il funerale abbiamo recuperato le ceneri e abbiamo portato papa' in Francia nella tomba della sua famiglia, Federica era li, e' vero che forse in qs seconda occasione, in cui ero da sola, senza paolo , ho faticato a rispondere al dolore di mia figlia, chiusa in un'angoscia mia .... ma poi ne abbiamo parlato e riparlato.
Certo da allora vista la lontananza sulla tomba di papa non ci siamo piu' andati, per me lui e' vivo e non sento la necessita forte di andare a salutarlo in un posto preciso, ma forse Federica ha bisogno di questo .... non e' pero' fattibile fino all'estate quando rientreremo , ma e' gia' nei programmi...
Giuliettaexpat
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#4 User is offline   annaparigi 

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Posted 25 October 2007 - 08:24 PM

Ciao Giulietta,
io ti posso suggerire di comprarle dei libri sul tema della morte. Io da bambina mi ricordo che amavo molto quando nei libri si parlava di questo. Il "grandi" si sa, pensano i bambini, ci dicono le cose per rassicurarci, ma chissà se sono vere. Nei libri i bambini hanno più libertà, secondo me, di elaborare le cose a modo proprio.

Ci sono due libri illustrati sul tema della morte che io trovo stupendi:
uno è "L'anatra la morte e il tulipano" di Erlbruch

http://www.casanaturino.it/it/prodotti/lor...olorsitamet.php

dove la morte è proprio la morte medioevale, con la faccia da teschio e il mantello, ma dolcissima e simpatica. E' una storia di amicizia tra l'anatra, la protagonista e lei, e alla fine la morte trova l'anatra addormentata (morta) e la spinge dolcemente lungo fiume, come in un rito indiano, ed è molto triste per questo ma dice: così è la vita.
Le immagini sono dolci e allegre e tutta la profondità del rapporto tra vita e morte è immediata e semplice, proprio come dovrebbe essere.

l'altro è "La visite de petite mort" di un'illustratrice belga eccezionale. Anche qui tutto è capovolto ed è una bambina che insegna alla morte le cose della vita e l'amore.
http://www.amazon.fr/visite-Petite-Mort-Ki...r/dp/2211081622


I bambini hanno bisogno di trovare un posto per le persone che non ci sono più. Anche se non siete credenti secondo me dovreste offrirle la possibilità di immaginare che il suo amato nonno sia da qualche parte e possa ancora esistere in un luogo tra il suo dentro e il fuori che non è reale, ma neanche irreale.


Leggi un libro che si chiama " Il mondo incantato" di Bruno Bettelheim. Dove un grande psicanalista dell'infanzia studia il profondo aiuto che danno le fiabe ai bambini.
I bambini hanno bisogno di magia, il senso della realtà che verrà dopo non ne sarà intaccato, ma arricchito.
Secondo me dovresti inventare per la tua bimba una fiaba che non parla di lei né del nonno, ma dove, in una storia che assomiglia molto alla sua, lei possa trovare un senso al NIENTE che segue la morte.

Io non so come tu le abbia proposto l'idea della morte. Secondo me ha diritto a sapere che ci sono diverse torie, potresti insieme a lei esplorarle, e lasciarla libera di scegliere la sua idea, che il nonno sia in cielo e che un giorno lo rincontrerà in carne ed ossa in un'altra vita, come nelle religioni giudeo-cristiane, oppure che la sua anima si incarnerà in un altro essere, vegetale o animale, come nelle religioni orientali.
Però se farai un lavoro così con lei dovrai poi avere l'onestà di rispettare completamente e con serietà, la sua scelta.

I "riti" sono importanti, ma alla sua età io credo che sia ancora più importante credere che il suo nonno esista ancora e che un giorno forse lo rincontrerà. Credere alla fiaba.
Avrà tempo per una visione della vita illuminista e più reale.

Secondo il mio modesto parere.
Anna

ps: (se vuoi la storia te la scrivo io!) :-)
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#5 User is offline   Claudiaexpat 

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Posted 27 October 2007 - 12:44 AM

Anch'io penso che leggerle fiabe sulla morte, soprattutto se raccontate con delicatezza e amore, possa essere una buona cosa. Non sono però d'accordo, scusa Anna blush.gif , con quanto affermi dopo.

In primo luogo un genitore non può incitare un figlio a credere in cose nel quale lui non crede. E' proprio impossibile, e sarebbe un grande danno per il bambino, che non distinguerebbe più il cammino onesto e limpido tracciato e seguito dai suoi genitori.

E mentre sono perfettamente concorde sul fatto che le fiabe siano importanti e che il bambino abbia bisogno di magia, sono altrettanto convinta che le fiabe devono restare tali, e la realtà vada affrontata in altri modi. Spingere Federica a credere che da qualche parte suo nonno vive ancora equivarrebbe a sviarla dal suo problema, sarebbe come darle un paliativo che però non la mette in grado di affrontare la realtà. E la realtà per lei in questo momento è che il nonno non c'è più, poco importa se la guarda dai cieli, se si è reincarnato in un pomodoro e se è semplice polvere in una cassettina. Lei non lo può più toccare, non ci può giocare, sentire la sua voce, etc.

La morte è qualcosa di profondamente sconvolgente e ognuno di noi può esserne toccato in modo più o meno profondo. Evidentemente Federica, che è passata attraverso tutto il processo che han vissuto le sue sorelle, non riesce a venirne a patti.

Continuate a parlarne, Giulietta, fai presente a Federica che la morte è una cosa naturale, la conclusione del ciclo della vita, e che anche se dura dobbiamo accettarla. Che il suo nonno vive dentro di voi, e che solo ricordandolo con gioia per quello che vi ha dato, potete tenerlo vivo. Beh, son cose che sicuramente le hai già detto wub.gif

Claudiaexpat
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#6 User is offline   annaparigi 

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Posted 28 October 2007 - 05:14 PM

Claudia anch'io non sono d'accordo con quanto dici!! rolleyes.gif

Forse è vero che un figlio cresce naturalmente nell'atmosfera di credenze nella quale vivono i genitori, ma ad esempio i miei (pur essendo atei) da piccola mi raccontavano di tutte le diverse credenze nelle varie religioni e mi piaceva un sacco! E non dimenticavano mai di dirmi che non c'è una verità assoluta.
C'è una citazione molto bella che dice:
"La verità, quando cade sulla terra, si rompe in mille pezzi, uno per ciascuno".

Tu dici che :
"le fiabe devono restare tali, e la realtà vada affrontata in altri modi. Spingere Federica a credere che da qualche parte suo nonno vive ancora equivarrebbe a sviarla dal suo problema, sarebbe come darle un paliativo che però non la mette in grado di affrontare la realtà."

E' come si tu dicessi che milioni e milioni di persone nel mondo, solo perché credono nella reincarnazione dei corpi, non abbiano il senso della realtà.
E' questo che volevi dire?

La realtà di una mancanza può invece essere affrontata meglio, soprattutto da un bambino, con l'aiuto della fantasia o della religione/che non è per forza la religione di noi adulti, ma una religione simile a quella dei popoli primitivi, spontanea, animista, o come dicevi tu "ritualista".

Veramente infiniti studi (leggi Winnicott e altri grandi studiosi della psicologia del bambino) dicono in coro che chiedere al bambino un senso della realtà simile a quello dell'adulto corrisponda a non conoscere la struttura della sua mente e dei suoi pensieri.
E io presonalmente non sopporto molto chi non li educa al magico, all'esistenza di Babbo natale e dela Befana, degli gnomi e dei folletti...Il senso della realtà si sviluppa in un bambino insieme al pensiero logico verso gli 8/9 anni. Non prima.

E' certo che una bimba che ha perso il nonno devce fare i conti con la mancanza, ma quasti conti deve farli secondo le sue esigenze, che sono molto probabilmente di natura mistico-religiosa, come tutti i bambini a quell'età.

Poi come non mancherò mai di ribadire, questo è quello in cui credo io, ma non è l'unica verità!!
Un abbraccio

Anna
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#7 User is offline   Claudiaexpat 

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Posted 29 October 2007 - 03:41 AM

Carissima,
è molto interessante questa discussione wink.gif

Io sono d'accordissimo circa il fatto che le fiabe e la magia debbano essere parte integrante dell'infanzia, e ti garantisco che mio figlio che ha 11 anni ormai l'ha capito che i regali non li porta Babbo Natale tongue.gif , ma non l'ha certo sentito dalla nostra bocca..... e quando perde un dente, io ogni mattina dopo gli chiedo puntualmente cosa gli ha portato il topo (lui pensa che io sia pazza laugh.gif ) e faccio tutte le scene del caso, che bravo topo, che topo simpatico, vorrei perdere un dente anch'io, etc.

Allo stesso modo, pur educando i miei figli alla laicità, ho sempre letto loro brani della Bibbia, passaggi del Corano (all'uopo), e ho sempre parlato dei vari punti di vista di tutte le religioni che conosco. Credo che sia un loro diritto, oltre ad un arricchimento personale.

Nel caso di Federica, però, e dal momento che il nonno è morto svariati anni fa, e che la piccola ha già dieci anni (si avvia quindi alla preadolescenza, il che richiede un'attenzione già diversa da quella che si usa con una bimba di anche solo 7/8 anni), resto convinta che aprirle ora lo spiraglio del fatto che il nonno potrebbe essere vivo da qualche parte, non farebbe che peggiorare le cose. Perchè in questo caso si tratterebbe di "fiaba" o "magia" o come la vogliamo chiamare, ma applicata a una situazione che nel suo quotidiano la sta facendo soffrire ormai da tempo. E' in questo senso che dico che somministrata così, a questo punto, la cosa per me avrebbe la valenza di sviarla dal problema, insegnandole, ammesso che lei la assorbisse in sé, a rifuggire il suo dolore alliviandolo con il mondo fantastico, magico, stupendo, sicuramente, ma pur sempre non tangibile, non riscontrabile nella realtà, come dire? non sicuro. Un mondo che lascia le domande senza risposta......

Con questo non voglio dire che cercare di farle accettare il fatto che la morte sia un processo naturale le possa chiarire i dubbi e darle certezze, ma è un dato di fatto che tutti muoiono, prima o poi (è l'unica certezza che abbiamo !!!) e che nessuno sa quello che c'è dietro alla morte. Possiamo credere che ci sia un'altra vita, possiamo credere alla reincarnazione, o semplicemente al fatto che torniamo ad essere polvere e basta, ma quello che crea problemi a Federica non è in cosa credere, ma accettare il fatto che si muore.....

Certo che quando Giulietta torna dalla Cina (ci è andata per qualche giorno) troverà non poco materiale su cui riflettere e rispondere smile.gif

Claudiaexpat
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#8 User is offline   annaparigi 

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Posted 29 October 2007 - 11:52 AM

Allora sì Claudia, sotto questa prospettiva sono d'accordo con te! smile.gif
Credevo che la bimba fosse più piccola.

Ho visto un film di Miyazaki (Les contes de Terremer) l'altra sera proprio su questo tema, mi sembra adatto alla sua età! Il protagonista non riesce ad accettare l'idea della morte e si lascia coinvolgere da una strega cattiva alla ricerca dell'immortalità, ma un mago buono lo convince che la morte è proprio ciò che rende preziosa la vita e gli fa capire che in realtà non è della morte che ha paura, ma della vita. Alla fine lui ritrova il senso di tutto in questa rivelazione.

Io comunque, alla bella età di 36 anni, con mia nonna che è in cielo parlo spesso, le chiedo favori come ad un nume tutelare rolleyes.gif

This post has been edited by annaparigi: 29 October 2007 - 11:53 AM

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#9 User is offline   Pina 

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Posted 31 October 2007 - 11:43 AM

Ma quante cose interessanti che avete scritto! flowers.gif

Mi piace moltissimo la citazione di Anna sulla verità e anche per il dolore è valido lo stesso concetto: ciascuno ha il suo personalissimo modo di viverlo.

Un libro che a me è piaciuto molto sull'elaborazione del lutto di un bambino è:
"Molto Forte, Incredibilmente Vicino" di Jonathan Safran Foer Ed. Guanda 2005, titolo originale "Extremely Loud & Incredibly Close", è il racconto geniale, poetico e commovente di un bambino di 9 anni che perde il padre nelle torri gemelle e cerca, attingendo alla sua vulcanica fantasia, di affrontare questa perdita... pensate che immagina di inventare un sistema di tubi collegato ai cuscini di tutti i letti di New York per raccogliere le lacrime di chi piange prima di dormire, riversarle nel laghetto del Centrale Park e mostrare ogni giorno il livello di sofferenza della sua città. sorcerer.gif
E' un libro per adulti, ha qualche parte lenta ma nel complesso è una lunga e toccante poesia sulle perdite, se non l'avete letto ve lo consiglio.

Coerentemente con questa premessa non c'è un modo migliore per aiutare un bambino ad affrontare un lutto, vanno bene le favole, i rituali e le verità dei genitori, a tutte le età.
Ogni cultura ha trovato il suo modo per affrontare la morte e molti si sentono contenuti dall'osservanza dei rituali della propria cultura, altri hanno bisogno di inventare percorsi nuovi e personalissimi.

Per un bambino, di qualunque età, è fondamentale il contenimento che gli possono assicurare i genitori, è importante che i genitori permettano al bambino di fare domande, di ragionare insieme su quello che è successo e su come si sentono, è importante che ciascuno possa esprimere il suo dolore e anche i modi che ciascuno trova per coccolare questo dolore senza doverlo mettere a tacere.

Purtroppo quando un bambino subisce una perdita anche i genitori la stanno subendo e le loro energie psichiche sono assorbite dal loro lutto, spesso il genitore non riesce ad affrontare il suo dolore e dunque non riesce a sostenere i figli nell'affrontare il loro. Sarebbe di grande aiuto se il genitore potesse appoggiarsi a qualcuno in grado di aiutarlo, questa persona può essere un familiare, un amico o uno psicoterapeuta, l'importante è che il genitore abbia la possibilità di esprimere il proprio dolore e aiutare i figli ad esprimerlo.
Se il genitore ha la capacità di contenere il dolore del figlio fa bene a dirgli la verità, ossia ad annunciare la perdita irreversibile, nel modo in cui lui la sente e la pensa ma se non ce la fa a contenere il dolore, che può essere ulteriormente amplificato dal figlio , fa altrettanto bene a prendere tempo, non c'è una ricetta uguale per tutti.

Giulietta, hai fatto benissimo a rivolgerti a una psicologa, il setting terapeutico è quello più adatto a dare significato a quello che sta accadendo nella vostra famiglia.

Voglio dire anch'io due parole sulla capacità o meno dei bambini di comprendere il concetto di morte.
Lo sviluppo del pensiero logico è un processo evolutivo continuo, tra i due e i sei anni esso non è pienamente acquisito (stadio pre-operatorio per Jean Piaget) ma ciò non significa che il bambino non lo possegga per niente, il concetto di "irreversibilità" è già acquisito a sei anni. Dalle ricerche riportate da Bolby nel 3° volume di "Attaccamento e perdita" il concetto di irreversibilità della morte è già posseduto da bambini di quattro anni.

Non ci piove che le interpretazioni della realtà date dai bambini siano diverse da quelle degli adulti, ogni evento della realtà sarà interpretato secondo il livello cognitivo e affettivo raggiunto fino a quel momento e attraverso ogni nuovo evento aumenteranno le capacità di capirlo.
Quindi a partire da un evento il bambino proporrà delle ipotesi di lettura coerenti con le sue capacità sia cognitive che affettive e il genitore avrà un ruolo importantissimo nel dargli la possibilità di esprimerle e discuterle sintonizzandosi con la logica del bambino. Ma questo purtroppo non sempre è possibile a causa del dolore del genitore.


Pensavo, seguendo l'imput di Anna, che è proprio bello raccogliere favole, libri, film riguardo al tema delle perdite per i bambini e non sarebbe male anche raccogliere usanze e rituali di diverse culture sul modo di separarsi dai defunti, magari poi li raccogliamo tutti in un articolo, che ne pensate?

Prendo anche al volo l'offerta di Anna di scrivere una favola... e magari anche di illustrarla wub.gif , che ne dici Anna?

Non si ritorna mai, si va sempre via. (L. & R. Grinberg)
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#10 User is offline   Giuliettaexpat 

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Posted 31 October 2007 - 11:59 PM

ragazze grazie a tutte per qs preziosi, preziosissimi consigli. Ieri sera siamo stati fino a mezzanottea parlare con una bambina in lacrime che si rifiuta di accettare la morte di suo nonno, per lei non e' possibile e non vuole sentirne ragione.
Avete ragione tutte e due Claudia e anna, co federica negli anni abbiamo provato di tutto, dalla fiaba alla cruda realta'. di libri sulla morte spiegata ai bambini attraverso le favole, ne ho comprati tanti, abbiamo pensato al nonno in vari modi immaginandolo su unanuvoletta con la perenne sigaretta in bocca mentre guarda giu'. Pur non essendo credenti abbiamo utilizzato delle immagini delicate prese dalla religione cattolica, il cielo, la possibilita' di un incontro futuro, la vita dopo la morte. E devo dire che qs stesse immagini che ho proposto a mia figlia mi sono servite.
Su un punto pero' siamo chiari, il nonno adesso non c'e' piu' ,non possiamo pensare di incontrarlo dietro l'angolo, su qs non ci devono essere dubbi. pensare pero' che il nonno possa vederci dal lontano e oscuro mondo in cui si trova, beh, diciamolo francamente, qs serve anche a noi adulti. Quante volte mi becco a pensare che il mio papa' mi sta guardando....
Il problema e che Federica si rifiuta di accettare la situazione ed e' sempre peggio e' come se negli anni si attaccasse ancora e sempre di piu' al sogno che tutto quel che e' successo sia solo un brutto incubo.
Sono arrivata al punto di darle da leggere il certificato di morte di mio padre... me l'ha ridato tra i singhiozzi
Vi assicuro che e' dura, durissima, mi viee un'angoscia quando mi guarda e mi dice: lui era speciale.
Rimarra' sempre nel tuo cuore, le rispondo, puoi vivere pensando a lui, ma devi vivere senza di lui, non hai scelta .....
Giuliettaexpat
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#11 User is offline   katala 

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Posted 01 November 2007 - 09:55 AM

Quasi mi sento un intrusa a voler dire la mia su un tema così delicato, ma ci provo. Spero che serva come spunto di riflessione.
La storia di tua figlia mi ha toccato profondamente.

Penso che i bambini siano molto più in contatto di noi con l'essenza delle cose. Anime integre, gioelli puri e disarmanti.
Sento fortemente necessario l'impegno a cercare una via che tocchi il cuore e l'anima, mete che ahimè non vengono facilmente raggiunte dalla ragione.

Ci fu un tempo, e c'è ancora in diverse parti del mondo, in cui per attraversare l'essenza degli avvenimenti della vita si faceva ricorso a tutta la sapienza della propria cultura, come da una linea retta che s'inabissava nei confini più antichi e remoti.
Parlo dei modi in cui si veniva forgiati a "trascendere", parlo della solidità con cui qualunque "catarsi" si rendesse necessaria veniva sostenuta compresa e accompagnata dalla comunità. Parlo di mondi in cui esisteva poco altro al di là del primordiale, in cui però la prima sostanza ancenstrale della vita nella sua essenza proiettava gli esseri umani naturalmente all'Assoluto e al trascendente.

Nonstante tutte le nostre conoscenze, io considero la nostra civiltà occidentale una civiltà "spezzata", che ha perso tutto questo, conquistando altro...sia in positivo che in negativo.

Penso che tua figlia abbia una sensibilità straordinaria e superiore, penso che stia chiedendo di più di più di più...mamma, papà...le vostre risposte non mi bastano....
Penso che tua figlia abbia un dono straordinario, un cuore meraviglioso, un'anima in contatto diretto con l'infinito.
Penso che vi venga richiesto di mettervi in gioco, di abbandonare le vostre certezze per sentire il suo stesso dolore...
...e attraversare con lei il buio...attingere alle risorse che un adulto può avere, ma per uscire dallo stesso pozzo...
Penso che lei sia un grande dono, penso che lei sia un'occasione unica, rara e preziosa per ricevere doni immensi per la vostra anima, anche se sarà terribilmente difficile.
L'amore vi porterà certamente a raggiungerla nel luogo da cui vi sta chiamando. Lei è la vostra maestra.

E tutto questo lo accompagno con una preghiera per voi, un boomerang spirituale nello spirito della solidarietà.
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#12 User is offline   Pina 

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Posted 01 November 2007 - 10:24 AM

Giulietta, se l'angoscia di Federica è ancora così grande e va peggiorando bisogna capire da dove viene, cosa sta comunicando, a questo punto credo che la morte del nonno sia uno strumento attraverso il quale cerca di spiegarsi un'angoscia altrimenti incomprensibile.
Credo sia importante affrontare questo con una psicoterapeuta.
Tutto quello che era nelle vostre possibilità per aiutarla mi pare l'abbiate già fatto, se Federica continua a star male è necessario aiutarla in un altro modo.

Non si ritorna mai, si va sempre via. (L. & R. Grinberg)
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#13 User is offline   Giuliettaexpat 

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Posted 01 November 2007 - 10:48 AM

grazie Pina, lo so che il problema puo' nasconderne un altro.
Federica e' una bambina molto particolare, (non so se sia corretto in italiano) ha una forte precocita' intellettuale, e' stata sottoposta a dei test a 7 anni, un po' spinti dalla scuola visti i molteplici segni di precocita', noi eravamo reticenti, ma alla fine il sapere ci ha aiutati ad aiutarla. Ha uno scarto notevole tra la sua maturita' intellettuale (a 7 anni era di 12 anni) e quella spicologico emotiva per la quale ha la sua eta'. Per qs fa fatica a gestire situazioni che intellettualmente invece gestisce e per qs anche ha una sensibilita' fuori dal comune.
E' un cucciolo in gamba e pieno di energie ma costantemente tormentata da tutti i grandi problemi che ci stanno intorno e la morte e tutto cio' che ne consegue sono da sempre per lei fonte di angoscia.
Cerca spesso le risposte nei libri e nelgi adulti che le stanno intorno e va oltre le risposte con le sue analisi all'interno delle quali pero' spesso trova materiale per fomentare le sue ansie ... insomma il gatto che si morde la coda.
E poi sa essere una ragazzina di 10 anni che gioca e ride, anzi e' particolarmente giocherellona e con voglia di divertirsi...
Qui a Tokyo abbiamo una brava psicologa che ci supporta con la quale Federica ha un buon rapporto, adora parlare con i grandi che riescono a stare dietro ai suoi ragionamenti molto piu' dei coetanei, quindi qs aiuta ad aprirsi.... ma visibilmente non riusciamo a venirne a capo.
Credo che comuque la base di tutto sia qs costante gap tra intelletto e emotivita', per lei mostruosamente difficile da gestire
ogni consiglio e' ben accetto
Giuliettaexpat
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#14 User is offline   Silviaex 

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Posted 01 November 2007 - 10:58 AM

Cara Giulietta,

io sono d'accordo con Pina, credo che Federica stia esprimendo un malessere anche piu' 'grande di lei' che forse bisognerebbe cercare di capire con qualcuno che fosse meno 'coinvolto' dal punto di vita emotivo.

Ah, leggo adesso il tuo post, bene, continuate allora cosi', con questa psicologa con la quale evidentemente Federica ha un buon rapporto.

E, tra parentesi, lascerei da parte tutti i discorsi che mi paiono un po' surreali circa le 'Anime integre, gioelli puri e disarmanti' che' sinceramente non ci ho mai creduto e mi hanno anche sempre provocato una grande perplessita' ... rolleyes.gif

Silviaexpat
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#15 User is offline   katala 

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Posted 02 November 2007 - 09:09 AM

Accetto e rispetto la tua critica, cara Silvia.
Cercando di "parlare come magno"....vorrei solo dire che oltre l'aspetto intellettuale ed emotivo, non va trascurato "in generale" l'aspetto spirituale/esistenziale. Qualunque risposta ci si voglia dare sul "perchè siamo qui", sul senso della vita, un fatto è che sicuramente queste domande ce le siamo poste più o meno da pre-adolescenti. Quando successe a me...e ne ho un ricordo vivo...avrei voluto essere accompagnata nella mia ricerca. huh.gif
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#16 User is offline   annaparigi 

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Posted 05 November 2007 - 08:47 PM

Ciao Pina! In realtà il mio primo libro parlava di questo tema, della perdita: si intitola
"il libro delle cose perdute" edito da Hablò edizioni e fai in tempo ancora ad ordinarlo (forse) alla Feltrinelli o alla Fnac, o in una buona libreria per bimbi prima che scompaia dal commercio, perché la casa editrice sta fallendo (o è già fallita ma specula ancora sui libri in giro/non ha mai pagato nessuno! ).

Comincia così:




Una volta c’era un giorno e il giorno dopo non c’era più.
- La notte zitta zitta sta dietro alle persiane.


Una volta c’era un gatto nel cortile che non era di nessuno. Perciò era mio.
- Il ladro di gatti è venuto e l’ha rubato.

....ogni frase è su una doppia pagina illustrata. Non vedo l'ora che sparisca dal commercio per poterlo rieditare e ri illustrare. Ma anche così era bello.

per Katala:
Ho capito cosa volevi dire e sono d'accordo. La civiltà occidentale di oggi ha perso il contatto con lo spirito che anima il mondo. E con la terra. Ma credo che sia una parabola a cui tutte le evoluzioni sociali tendono.

Anna
ps: Pina bella l'idea di raccogliere temi sulla morte e la perdita!
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